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><channel><title>International Journalism Festival</title> <atom:link href="http://www.ijf10.org/it/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.ijf10.org</link> <description>Perugia, Italy</description> <lastBuildDate>Fri, 07 May 2010 11:27:11 +0000</lastBuildDate> <generator>http://wordpress.org/?v=2.9.1</generator> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <item><title>Media140 food&amp;wine</title><link>http://www.ijf10.org/it/post/11787/</link> <comments>http://www.ijf10.org/it/post/11787/#comments</comments> <pubDate>Tue, 04 May 2010 10:39:17 +0000</pubDate> <dc:creator>Daniela Albertacci</dc:creator> <category><![CDATA[Press news]]></category><guid
isPermaLink="false">http://www.ijf10.org/?p=11787</guid> <description><![CDATA[La penultima giornata del festival del giornalismo si apre di buon mattino con un incontro teso a far incontrare numerosi&#8230;]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p
style="text-align: justify;">La penultima giornata del festival del giornalismo si apre di buon mattino con un incontro teso a far incontrare numerosi esperti di vino e cibo sulla rete.</p><p
style="text-align: justify;">L’ incontro si inserisce nel variegato mondo di media 140, movimento indipendente globale nato sul web fondato da <strong>Ande Gregson</strong> allo scopo di creare eventi unici per esplorare il futuro del real time social web.</p><p
style="text-align: justify;">Si studiano le piattaforme web sociali in real time ed il loro impatto sui consumatori per la creazione di discorsi ed innovazioni nel giornalismo e nel marketing.</p><p
style="text-align: justify;">Media 140  ha organizzato già in passato eventi a Londra, Sydney e perth e quest’oggi nell’ambito del festival internazionale del giornalismo ha inteso occuparsi di marketing nel mondo del vino e dell’agroalimentare.</p><p
style="text-align: justify;">L’incontro è organizzato grazie all’ Istituto per il commercio estero di Perugia, rappresentato nell’occasione dal suo Direttore <strong>Massimiliano Tremiterra</strong>.</p><p
style="text-align: justify;">Tremiterra ha inteso porre l’accento sul settore agro alimentare della regione Umbria, grazie alla presenza delle strade dell’olio e del vino dell’Umbria ed all’associazione sommelier.</p><p
style="text-align: justify;">L’incontro complessivamente ha riguardato le potenzialità di mercato che il web e soprattutto i social media (facebook, twitter, flickr) possono rivestire sullo sviluppo delle aziende che operano nel settore vinicolo ed agro alimentare.</p><p
style="text-align: justify;">La parola dopo la presentazione affidata a <strong>Jacopo Cossater</strong>, pr e wine blogger (enoicheillusioni.com), è passata a Ryan Opaz che dal Minnesota si è trasferito in Spagna cominciando a produrre vino e fondando il blog catavino.net.</p><p
style="text-align: justify;">Opaz ha inteso spiegare l’importanza del marketing sul web e degli eventi di pubblicizzazione dell’ attività dei blogger sulla rete, come dimostra la wine blogger conference che si terrà a Vienna dal 22 al 24 settembre prossimo.</p><p
style="text-align: justify;">Ulteriore testimonianza è stata quella di <strong>Gianpaolo Paglia</strong> dell’azienda Poggio Argentiera, piccola azienda in provincia di Grosseto che produce il rinomato vino Morellino di Scansano, nonché wine blogger (per passione).</p><p
style="text-align: justify;">Paglia ha sottolineato l’importanza di poter comunicare qualcosa in maniera diretta, affermando che le cantine non sanno comunicare, sono eccessivamente auto celebrative, presentano siti web spesso statici, ed etichette poco comprensibili.</p><p
style="text-align: justify;">Lì dove le aziende danno il meglio di se è rappresentata dalle manifestazioni di settore che richiedono la presenza del produttore.</p><p
style="text-align: justify;">In ogni caso ha ricordato che si conversa con della gente ed è quindi necessario intervenire nella comunicazione con civiltà, e dire ciò che si pensa veramente senza temere che ciò influenzi le vendite, tra le altre cose è bene non fingere interesse per i riconoscimenti ed accettare le critiche.</p><p
style="text-align: justify;">Seconda parte affidata a Fabio Ingrosso di vinopr.it, secondo il quale è necessario avere contenuti pianificabili e non farsi trasportare solo dalla passione, i contenuti messi in rete devono essere interessanti e rappresentare un punto di partenza ed entrare in contatto con glia amanti del vino con una comunicazione che non sia  unilaterale (1:1) e deve essere trasparente.</p><p
style="text-align: justify;">Opinione di Slawka G. Scarso di marketingdelvino.it è la responsabilizzazione del giudizio offerto dal wine blogger, inoltre il consumatore vuol sentire parlare del prodotto ma anche delle passioni del produttore.</p><p
style="text-align: justify;">Difficile poi è farsi un brand (marchio) in rete, per l’enorme quantitativo di prodotti presenti sul mercato.</p><p
style="text-align: justify;">E’ stato sottolineato anche il fatto che per altri prodotti agroalimentari sia difficile allargare discorsi di questo tipo legati al marketing, come nel caso dell’olio, spesso sottovalutato, ma nel cui caso è necessario anche far capire quali siano i  difetti e cercare come nel vino (20 community se ne occupano, e l’enoturismo è in crescita) di raggiungere il pubblico sulla rete.</p><p
style="text-align: justify;">Infine importanza è stata data alla newsletter aziendale la cui funzione dovrebbe precedere la successiva discussione sui social media.</p><p
style="text-align: justify;">Nella seconda parte sono stati trattati casi pratici e sono intervenuti <strong>Samuel Sanders</strong> importatore olandese di vini italiani nel suo paese, che lavora per ristoranti ed aziende.</p><p
style="text-align: justify;">Sanders ha capito la necessità di passare dalla staticità di siti web e blog, gettandosi a capofitto nei social network (twetter in particolare), l’unica pecca riscontrata è quella che a differenza del lavoro in azienda (lunedi – venerdi), si lavora 24 ore su 24.</p><p
style="text-align: justify;">Esperienza importante anche quella enunciata da Antonio Bonanno il quale si è occupato della creazione di un sito internet per la piccola azienda piemontese Rivetto.</p><p
style="text-align: justify;">Si è poi passato dalla parte del produttore, nel caso della famosa dinastia veneta degli Zonin (giunti alla settima genereazione) rappresentati dal giovane Francesco Zonin il quale dopo aver inquadrato la storia e la stratificazione territoriale dell’azienda ha inteso focalizzare la propria Attenzione sullo sviluppo aziendale in chiave telematica.</p><p
style="text-align: justify;">Zonin ha ricostruito i siti web di tutte le nove tenute sparse per l’Italia, e nel settembre 2008 ha dato vita ad un blog wineislove.it, considerando anche lui necessario puntare sul web.</p><p
style="text-align: justify;">Altra esperienza diretta è quella dell’acetaia S. Giacomo (acetaiasangiacomo.com) di <strong>Andrea Bezzecchi</strong>, della provincia di Reggio Emilia, partita quasi per caso per non far cadere nel nulla la piccola acetaia di proprietà familiare.</p><p
style="text-align: justify;">Bazzecchi in breve tempo è riuscito a conquistarsi una fetta di mercato sul web, tanto che su google digitando la parola acetaia compare proprio l’acetaia S.Giacomo.</p><p
style="text-align: justify;">Sentore comune dell’evento è stata la necessità sempre più pressante di puntare sul web.</p><p>Domenico Aloia</p><p><a
href="http://www.ijf10.org/wp-content/uploads/2010/05/media140-foodwine.pdf">Scarica il PDF</a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ijf10.org/it/post/11787/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;informazione della salute: giornalismo e marketing sociale</title><link>http://www.ijf10.org/it/post/11783/</link> <comments>http://www.ijf10.org/it/post/11783/#comments</comments> <pubDate>Tue, 04 May 2010 10:19:40 +0000</pubDate> <dc:creator>Daniela Albertacci</dc:creator> <category><![CDATA[Press news]]></category><guid
isPermaLink="false">http://www.ijf10.org/?p=11783</guid> <description><![CDATA[Il festival internazionale del giornalismo data la sua versatilità si occupa anche di comunicazione della salute, e lo fa in&#8230;]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p
style="text-align: justify;">Il festival internazionale del giornalismo data la sua versatilità si occupa anche di comunicazione della salute, e lo fa in un incontro al hanno preso parte esponenti del giornalismo scientifico con <strong>Maria Amelia Beltramini</strong> (capo redattore di <em>Focus</em>), e medico scientifico, <strong>Bruno Gambacorta</strong> (giornalista del TG2), esponenti di istituzioni scientifiche locali, <strong>Giuseppe Fattori</strong> (USL di Modena), <strong>Paolo Di Loreto</strong> (Direttore Direzione Regionale sanità e servizi sociali, Regione Umbria, ed anche esponenti di istituzioni universitarie, <strong>Fabio Veronesi</strong> (professore di genetica agraria presso la facoltà di agraria dell’università degli studi di Perugia, e Presidente del corso di laurea specialistica in scienze dell’alimentazione e nutrizione umana).</p><p
style="text-align: justify;">L’introduzione è affidata a Di Loreto il quale in breve ha teso a definire il ruolo della comunicazione nel settore salute troppo per così dire “influenzante”</p><p
style="text-align: justify;">La palla è passata a Bruno Gambacorta, che si è focalizzato sulla differenza sanità – salute del quale si è occupato il Dottor. Fattori.</p><p
style="text-align: justify;">Il Dottor Fattori ha messo l’accento sull’ “overdose” informativa (soprattutto in televisione) che investe il campo della salute, che spesso però si dimostra essere divulgativa di una mala salute.</p><p
style="text-align: justify;">Importante è il marketing della salute che addirittura porta a vendere prestazioni sanitarie da una regione ad un&#8217;altra, magari solo perché le prestazioni in un certo settore sono migliori.</p><p
style="text-align: justify;">Comunque non sono le campagne pubblicitarie che inducono la popolazione ad interessarsi di un certo problema (la sensibilizzazione sull’influenza aviaria, non è certo aumentata dalla pubblicità con i richiami a Topo Gigio che indica i 5 “comandamenti” da seguire come precauzione), l’uso del sale iodato (favorito dal fatto che costa poco e non da qualsivoglia campagne pubblicitarie), riduzione dei fumatori (favorita dalla legge Sirchia e dall’aumento del costo delle sigarette), o il film statunitense Fast food nation, nel quale si vede la distruzione fisica di un uomo che dopo essersi ingozzato di Hamburgher e patatine svolge tutte le analisi del caso.</p><p
style="text-align: justify;">I media parlano di salute affidandosi anche ai personaggi del cinema e della televisione (Homer Simpson, secondo il quale il mondo è una ciambella, Michele Mirabella presentatore televisivo di Elisir su rai tre, trasmissione che si occupa di salute, la quale il giorno dopo induce gli “spettatori – pazienti” a  dire l’ho visto in TV, oppure le più belle donne del mondo che fumano, o il Dottor House).</p><p
style="text-align: justify;">Fondamentale è la considerazione del tempo, è necessario puntare su politiche di lungo termine, ad esempio i Direttori generali di Aziende sanitarie ed ospedali non possono essere cambiati ogni anno.</p><p
style="text-align: justify;">Fattori ha sottolineato gli interventi che hanno chiamato in causa la stampa, la radio nonché il web  2.0.</p><p
style="text-align: justify;">Per far capire meglio a tutti (soprattutto ai più piccoli) le problematiche legate alla salute a Modena sono stati richiamati personaggi dei cartoni animati quali i Gormiiti ai quali tramite la voce di speaker radiofonici sono affidati spot in merito.</p><p
style="text-align: justify;">Altri esempi sono rappresentati dal gruppo musicale torinese dei Subsonica, che hanno espresso parole in favore del sesso sicuro, la ballerina Titova in favore dello screening per i tumori.</p><p
style="text-align: justify;">Comunque gli obbiettivi della salute seguono normative europee e nazionali, aziende sanitarie, ma al di fuori di ciò fondamentale è l’organizzazione senza la quale non si fa nulla.</p><p
style="text-align: justify;">Secondo Amelia Beltramini i media creano le malattie “collettive” ed è possibile fare inchieste sulla salute.</p><p
style="text-align: justify;">Il problema è quello che si parla molto meno delle malattie che hanno una incidenza mortale maggiore, e i mass media sono secondi dopo i medici.</p><p
style="text-align: justify;">Da giornalista di un settimanale che si occupa anche di salute, quale è focus, ha notato che il 26% della gente nei settimanali è interessato alla salute, anche se meno del 20% adegua il proprio comportamento in base alle informazioni tratte dalla stampa.</p><p
style="text-align: justify;">Inoltre si è puntato l’accento sulla sanità preventiva, spesso onerosa a causa di esami inutili e quindi sconsigliabile, in quanto per alcune malattie non si può fare tanto, ma che spesso porta a vendere comunque kit per lo screening di certe malattie, quindi più che il ricorso sfrenato alla medicina preventiva sarebbe meglio focalizzarsi su una maggiore attività fisica.</p><p
style="text-align: justify;">Fondamentale verso determinati stili di vita è la scarsa cultura che non porta ad interessarsi di problematiche legate alla salute.</p><p
style="text-align: justify;">Il Professor Veronesi in veste di Presidente di un corso di laurea ha svolto uno studio sulle tesi di 75 laureati e soprattutto sule tematiche da esse trattate catalogandole per grandi gruppi.</p><p
style="text-align: justify;">Circa 10 tesi si sono occupate di ricerca di base, altri di tematiche legate alla sicurezza alimentare (micotossine, tracciabilità e rintracciabilità di filiera, indici freschezza nel pesto alla genovese).</p><p
style="text-align: justify;">Alcune hanno trattato di diete e patologie alimentari, altri tematiche mediche e settori della fisiologia legate all’alimentazione.</p><p
style="text-align: justify;">Secondo Gambacorta, vi sono carenze anche per impostazioni della scuola nei confronti della prevenzione.</p><p
style="text-align: justify;">Amalia Beltramini ricorda i numerosi inviti a conferenze stampa sulla nascita di nuove tecnologie, comunque fine a se stesso senza indicare numerosi elementi, tra cui gli effetti collaterali.</p><p
style="text-align: justify;">Evidenziata ancora la scarsa informazione ed anzi l’eccessiva informazione, come nel caso del retrovirus, che provoca 10 morti all’anno, in seguito tolto dal mercato per la presenza di un virus porcino.</p><p
style="text-align: justify;">Necessario fare terapie necessarie, validate e che hanno una storia.</p><p
style="text-align: justify;">Gambacorta ha sottolineato di come la RAI nel caso dei servizi a lui commissionati richiede di intervistare esperti avendo poco tempo per il loro reperimento e a volte le tematiche sono decise dal Ministero della salute, o seguono filoni di cui il Ministero Si occupa.</p><p
style="text-align: justify;">Le domande dei presenti hanno messo in evidenza la difficoltà di raccontare i risultati di una tesi, il rapporto giornalista/ ricercatore, il dovere di semplificare rendere comunicabile le notizie.</p><p
style="text-align: justify;">Si è messa in evidenza la mancanza di giornalisti specializzati che colgano il nocciolo della notizia, inoltre i giornalisti scientifici dovrebbero seguire un corso di formazione, i quali dovrebbero avere conoscenze di statistica, ricercare notizie au riviste ad alto impact factor e chiedere a esperti che pubblicano su riviste fotemente impattate.</p><p
style="text-align: justify;">Infine è stato posto l’accento sulla difficoltà di ricorrere alla cosiddetta letteratura grigia, rappresentata da temi di convegni tenuti presso istituti di ricerca (Istituti Zooprofilattici, Istituti di ricerca e cura a carattere scientifico, ecc)</p><p>Domenico Aloia</p><p><a
href="http://www.ijf10.org/wp-content/uploads/2010/05/Linformazione-della-salute.pdf">Scarica il PDF</a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ijf10.org/it/post/11783/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Lo scienziato in redazione: giornalismo ambientale e scientifico, un fenomeno in crescita</title><link>http://www.ijf10.org/it/post/11777/</link> <comments>http://www.ijf10.org/it/post/11777/#comments</comments> <pubDate>Tue, 04 May 2010 09:11:11 +0000</pubDate> <dc:creator>Daniela Albertacci</dc:creator> <category><![CDATA[Press news]]></category><guid
isPermaLink="false">http://www.ijf10.org/?p=11777</guid> <description><![CDATA[Il festival internazionale del giornalismo ha dedicato spazio al giornalismo scientifico in campo ambientale.
Ne hanno parlato: <strong>Giovanni Anzidei</strong> dell’&#8230;]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p
style="text-align: justify;">Il festival internazionale del giornalismo ha dedicato spazio al giornalismo scientifico in campo ambientale.</p><p
style="text-align: justify;">Ne hanno parlato: <strong>Giovanni Anzidei</strong> dell’ Accademia dei Lincei, Presidente dell’associazione giornalisti scientifici, <strong>Salvatore Giannella</strong>, Direttore prima di Genus, in seguito dell’Europeo, di airone, e nel periodo 2000-2006 si è occupato delle pagine culturali e scientifiche di  Oggi, <strong>Marco Fratoddi</strong>, Direttore di Nuova ecologia (Lega Ambiente), professore di scrittura scientifica all’università di Cassino, <strong>Andrea Atzori</strong>, Presidente dell’ente di bacino 2 per lo smaltimento dei rifiuti a Padova ed in 19 comuni limitrofi, l’opera di coordinamento è stata affidata al blogger e giornalista <strong>Luca Conti</strong>.</p><p
style="text-align: justify;">Durante il panel ci si è chiesti se il giornalismo scientifico goda o meno di buona salute, ed è emerso che a causa della crisi che colpisce la stampa non ha risparmiato neanche la cultura e con essa naturalmente la comunicazione della scienza.</p><p
style="text-align: justify;">Si sta assistendo alla scomparsa della figura del giornalista in redazione, spesso anche per la difficoltà nel comunicare ciò che accade.</p><p
style="text-align: justify;">Accade che a differenza dei primi anni del novecento in cui la scienza si occupava di temi quali i tram elettrici o l’avvento dell’illuminazione, temi quindi concreti e riscontrabili nella realtà, a differenza di oggi in cui le tematiche trattate risultano per così dire “invisibili” non se ne conosce la bontà (caso degli OGM o della clonazione).</p><p
style="text-align: justify;">Altro compito che la scienza dovrebbe prendersi in carico è quello di spiegare bene gli argomenti di cui tratta (per esempio lampante è il caso dell’energia nucleare utilizzabile non solo per le centrali nucleari ma anche per alcun e terapie mediche e per altri usi).</p><p
style="text-align: justify;">La decisione di occuparsi di tematiche ambientali è troppo demandati ai governi nazionali che in alcuni casi ne sposano le idee (Cameroon in Inghilterra, Sarkozy in Francia), in altri esistono delle vere e proprie lobby negazioniste addirittura contrari ai dettami dell’Unione Europea che entro il 2020 richiederebbe che i singoli stati rispettino il concetto del 20:20:20.</p><p
style="text-align: justify;">Fondamentale è ragionare dei vantaggi insiti nel parlare di ambiente, a questo riguardo sono stati citati mass media che si occupano di divulgazione scientifica sia in televisione (discovery channel) sia che nella carta stampata (Focus).</p><p
style="text-align: justify;">Notevole importanza è data dalla comunicazione dei risultati delle ricerche e dall’aggiornamento professionale dei giornalisti scientifici.</p><p
style="text-align: justify;">E’ stato trattato anche l’evoluzione del giornalismo scientifico nei confronti del web, a questo proposito è necessario anche grazie al web rendere conto della bontà dei servizi, invogliando i giornalisti a spaziare, infatti come ha detto Atzori non si occupano ad esempio di raccolta differenziata.</p><p
style="text-align: justify;">Inoltre va distinto il lettore comune al quale è sufficiente un sito web informativo, dall’appassionato che necessità di riviste specializzate.</p><p
style="text-align: justify;">Comunque quando si vuole l’ambiente è esso stesso una fonte divulgativa, che permette di ottenere ciò che si vuole (ad esempio, km zero).</p><p
style="text-align: justify;">E’ stato anche messo in luce il fatto che il giornalista scientifico, non essendo un tuttologo deve contattare uno o più esperti di un determinato settore, divulgare vantaggi e svantaggi in modo da poter orientare la popolazione a tutto tondo.</p><p
style="text-align: justify;">Importante è l’attendibilità del giornalista che si acquisisce solo con il tempo (giornalisti conosciuti e ben quotati sono considerati sempre attendibili), le notizie vecchie non sono considerate attendibili (caso della notizia circolata alle 20 di sera di qualche giorno fa circa la correlazione antibiotici – tumori, la cui attendibilità non era stata verificata  se non dopo alcuni giorni perdendo purtroppo di valore).</p><p>Domenico Aloia</p><p><a
href="http://www.ijf10.org/wp-content/uploads/2010/05/LO-SCIENZIATO-IN-REDAZIONE.docok_.pdf">Scarica il PDF</a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ijf10.org/it/post/11777/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il diavolo arriva a cavallo. Sudan, Darfur. Inferno</title><link>http://www.ijf10.org/it/post/11774/</link> <comments>http://www.ijf10.org/it/post/11774/#comments</comments> <pubDate>Mon, 03 May 2010 09:25:51 +0000</pubDate> <dc:creator>Daniela Albertacci</dc:creator> <category><![CDATA[Press news]]></category><guid
isPermaLink="false">http://www.ijf10.org/?p=11774</guid> <description><![CDATA[Grazie alla testimonianza, alle foto e ai video del generale dei Marines Brian Steidle è nato un documentario sul Darfur&#8230;]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p
style="text-align: justify;">Grazie alla testimonianza, alle foto e ai video del generale dei Marines Brian Steidle è nato un documentario sul Darfur dal titolo “Il diavolo arriva a cavallo”. Le immagini sono inquietanti e laceranti e mostrano l’ondata di morte e distruzione scatenata dalle milizie musulmane chiamate Janjawid (diavoli a cavallo appunto) sponsorizzate dal governo. È un viaggio drammatico nel cuore del Sudan dove un governo a guida araba sta sistematicamente mettendo in atto un piano per eliminare dalla provincia la cittadinanza nera africana.</p><p
style="text-align: justify;">Nel suo ruolo di osservatore militare ufficiale, Steidle ha avuto accesso a parti del paese normalmente interdette ai giornalisti.  L’ufficiale era assolutamente impreparato e l’esperienza l’ha segnato profondamente, dandogli allo stesso tempo la forza per diffondere tutto quello che aveva visto nel cuore del continente africano. Anche se a volte questo ha significato per lui pesanti critiche da parte di cittadini sudanesi che non ritenevano si potesse parlare di genocidio.</p><p
style="text-align: justify;">Donne, bambini, giovani e anziani brutalmente uccisi, sgozzati, bruciati vivi, violentati. Tutto questo in nome della pulizia etnica. Volevano eliminare tutti i cristiani dalla zona. I rifugiati sono scappati in Ciad, uno degli stati più poveri dell’Africa, dove hanno costruito campi profughi. Nei loro occhi tanta disperazione, quella di chi non ha più niente, di chi è rimasto senza famiglia, senza casa, senza terra, senza futuro. Una disperazione terrificante che non lascia spazio a nessuna speranza.</p><p
style="text-align: justify;">Mentre nei palazzi a vetri dell’ONU si discutono risoluzioni e piani di emergenza in Darfur la gente continua a morire. Oggi sono 2 milioni e 500 gli sfollati e le vittime sono più di 450 mila.</p><p>Ilaria Biancacci</p><p><a
href="http://www.ijf10.org/wp-content/uploads/2010/05/Il-diavolo-arriva-a-cavallo.pdf">Scarica il PDF</a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ijf10.org/it/post/11774/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Citizen media a sostegno della libertà di parola e dei diritti umani</title><link>http://www.ijf10.org/it/post/11769/</link> <comments>http://www.ijf10.org/it/post/11769/#comments</comments> <pubDate>Mon, 03 May 2010 09:19:04 +0000</pubDate> <dc:creator>Daniela Albertacci</dc:creator> <category><![CDATA[Press news]]></category><guid
isPermaLink="false">http://www.ijf10.org/?p=11769</guid> <description><![CDATA[PERUGIA &#8211; In un mondo nel quale  la rete si è sviluppata in modo esponenziale, ma i governi nazionali hanno&#8230;]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p
style="text-align: justify;">PERUGIA &#8211; In un mondo nel quale  la rete si è sviluppata in modo esponenziale, ma i governi nazionali hanno sempre più potere nel gestirla ( basta guardare la Cina, ma anche più vicino a noi), cosa possono fare i citizen media quali blogger e attivisti del web per salvaguardare i diritti umani?</p><p
style="text-align: justify;">La nube islandese ne ha dimezzato gli ospiti previsti, ma  al centro della tavola rotonda CITIZEN MEDIA A SOSTEGNO DELLA LIBERTA’ DI PAROLA E DEI DIRITTI UMANI organizzata dal Festival internazionale del giornalismo di Perugia, i problemi  e i rischi della libertà di espressione e del libero accesso  all’informazione sono stati ampiamente rappresentati da <strong>Gabriele Battaglia</strong> – PeaceReporter, <strong>Gianni Lannes</strong> – direttore di italiaterranostra.it, <strong>Bernardo Parrella</strong> – direttore Global Voices in italiano. Sono loro i primi agenti del dissenso, promotori di un cyberattivismo  che parte dai cittadini della rete in grado di smuovere  masse contro la censura in varie parti del mondo. Oggi le tastiere dei blogger rappresentano delle vere mitragliatrici nei confronti dell’informazione insabbiata. I social media diventano essenziali per salvaguardare i diritti umani in qualsiasi parte dl mondo.</p><p
style="text-align: justify;">Contro una democrazia sospesa si batte Global Voices, nata 5 anni fa negli USA e da 2 in Italia.  “E’ dai singoli”, afferma Parrella, “che  può nascere un giornalismo nuovo”.</p><p
style="text-align: justify;">“In Cina esiste &#8211; racconta Gabriele Battaglia &#8211; quella che è chiamata la great firewall, una serie di misure  che limitano accessi a siti, bannando contenuti online, ma in Cina esistono anche milioni di blogger che trovano proprie strade per ritagliarsi la libertà”. Un esempio è rappresentato da quello che è accaduto nelle feste pasquali: nei cinema cinesi sono usciti due colossal, Avatar e Confucio, la nuova frontiera 3d e il polpettone dagli occhi mandorla. Il governo aveva deciso di ritirare dalle sale la nuova fatica di Cameron, ma la protesta sollevata dagli internet user si è fatta sentire e dopo poco il governo ha dovuto tornare sui propri passi.</p><p
style="text-align: justify;">Gianni Lannes in nome della libertà di parola e di informazione ha messo a rischio la propria vita e ora vive sotto scorta. Sospeso da La Stampa per un’inchiesta giornalistica  che riguardava da vicino un’opera pubblica siciliana promossa dall’onorevole Schifani, Lannes ha creato il sito italiaterranostra.it che sta indagando sulle navi veleni che inquinano i nostri mari. Tra le ultime inchieste rientra il ritrovamento di 7 cetacei spiaggiati nell’itsmo di Varano. Le cause? Secondo un professore universitario esperto della materia, soffocamento da sacchetti di plastica. Secondo Lannes: grandi menzogne. “La vera causa è la ricerca di idrocarburi nel Mar Ionio da parte della nave Pelagia, ricerca che ha causato embolie nei cetacei”.</p><p>Maria Teresa Melodia</p><p><a
href="http://www.ijf10.org/wp-content/uploads/2010/05/CITIZEN-MEDIA-A-SOSTEGNO-DELLA-LIBERTA.pdf">Scarica il PDF</a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ijf10.org/it/post/11769/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Tecniche di giornalismo di precisione</title><link>http://www.ijf10.org/it/post/11765/</link> <comments>http://www.ijf10.org/it/post/11765/#comments</comments> <pubDate>Mon, 03 May 2010 09:09:43 +0000</pubDate> <dc:creator>Daniela Albertacci</dc:creator> <category><![CDATA[Press news]]></category><guid
isPermaLink="false">http://www.ijf10.org/?p=11765</guid> <description><![CDATA[Il giornalismo di precisione è l’utilizzo di metodi di ricerca per far sì che i numeri riportati sui giornali siano&#8230;]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p
style="text-align: justify;">Il giornalismo di precisione è l’utilizzo di metodi di ricerca per far sì che i numeri riportati sui giornali siano veritieri, e per evitare di doversi gestire nelle dispute fra istituzioni e organizzatori, o anche fra maggioranze e opposizioni. Philip Meyer, professore emeritus dell’Università del North Carolina, ha scritto un libro a proposito, avendo inventato il concetto di precisione nel giornalismo. “Come America deriva da Amerigo Vespucci, che non l’ha scoperta ma ne ha scritto, così ho capito che per avere la paternità della scoperta dovevo scriverne”, afferma. Oggi, un giornalismo di questo tipo diventa sempre più necessario, poiché le informazioni tendono ad essere sempre di più e vengono sempre meno analizzate.</p><p
style="text-align: justify;"><strong>Steve Doig</strong>, professore del Walter Cronkite School of Journalism and Mass Comunication, ha vinto, invece, il premio Pulitzer proprio grazie a un’inchiesta sul perché un uragano avesse provocato così tanti danni. La risposta è semplice. La nostra stupidità. Il segreto per raggiungere conclusioni obiettive in casi del genere è quella di non rivolgersi, ad esempio, ai costruttori o agli amministratori, le cui risposte saranno sempre tendenziose e protettive di una parte rispetto a un’altra, quanto alle prove, ai fatti, ai documenti. Così, più nuove erano le case, più danni subivano.</p><p
style="text-align: justify;">Ilvo Diamanti, di Repubblica, è l’esempio del giornalismo di precisione in Italia. E, direttamente in sala via skype, senza mezzi termini dichiara: “L’oggettività nella scienza sociale non esiste, ma sta tutta nel metodo che si utilizza”. A Diamanti si devono anche le cosiddette “schede tecniche”, in cui si rendono trasparenti i metodi utilizzati per arrivare ai numeri. Quindi, i quando, i come, i chi, i dove, i campioni, le fonti, ma anche le domande che sono state fatte, le risposte non date, gli indici (quel mondo di percentuali sconosciute).</p><p
style="text-align: justify;">Il Prof. Josè Luis Dader dell’Università Complutense di Madrid, sottolinea come la cosa più importante sia proprio la “trasparenza metodologica”. Un giornalista deve intraprendere un viaggio dalle lettere alla matematica, quella spicciola, nessun timore, e viceversa.</p><p
style="text-align: justify;">Per ritornare al caso italiano, basta considerare ciò che accade ad ogni manifestazione italiana. Si danno i numeri. La maggioranza dice una cosa, l’opposizione dice l’opposto e la Questura varia in base alle persone a cui deve rendere conto. Così si arriva a parlare dello stesso evento con numeri che variano anche di settecentomila persone. Quisquilie.</p><p
style="text-align: justify;">Insomma, prima di parlare, spesso sarebbe bene che un giornalista si recasse personalmente sul posto. Ma, questi sono casi facenti parte del folklore del BelPaese. Il prof. Doig, infatti, spiega che ora, negli Usa, le cose sono cambiate, e certi dati si calcolano grazie a fotografie satellitari, superfici e stime. Metodo che si è applicato anche per descrivere l’insediamento di Obama.</p><p
style="text-align: justify;">In realtà, come nota il prof. Dader, il problema non risiede soltanto nelle questioni politiche e negli uomini di potere poco abituati a metodi diversi dalle domande. E qui, il “poco abituati” lo leggerei più come un “non voler essere abituati”. Ma, soprattutto, nei giornalisti stessi, il cui silenzio è dovuto al loro essere, spesso, piuttosto chiusi mentalmente.</p><p
style="text-align: justify;">Dunque, regola fondamentale è leggere i numeri e non crederci, essere scettici. E solo grazie alla spiegazione dei metodi è possibile capire cosa quei numeri significhino realmente.</p><p
style="text-align: justify;">Da tutto ciò, ovviamente, nasce il problema dell’accesso alle informazioni. In America, il Freedom information act permette un accesso più o meno libero ai database delle istituzioni. Così, ovviamente, in Italia non è. Scontato. Ma, ad accompagnarci nell’arretratezza, stavolta, è la Spagna, a causa di una normativa di estrema protezione dei dati dell’amministrazione statale. Mal comune mezzo gaudio. Proverbio che vale solo in Italia, ormai.</p><p
style="text-align: justify;">Potrebbe, comunque, sembrare che questo tipo di giornalismo sia incompatibile con la televisione. In realtà, così non è. Infatti, questi metodi possono girare anche intorno ad un solo numero, rendendo, quindi, scorrevole il servizio anche nella “scatola parlante”. Ma, anche questo è difficile che accade tanto in Italia, quanto in Spagna.</p><p
style="text-align: justify;">L’America docet insomma e noi cerchiamo di correrle dietro. Niente di nuovo all’orizzonte.</p><p>Rosibetti Rubino</p><p><a
href="http://www.ijf10.org/wp-content/uploads/2010/05/Giornalismo-di-Precisione.pdf">Scarica il PDF</a></p><p>﻿</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ijf10.org/it/post/11765/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Come i media coprono gli eventi traumatici</title><link>http://www.ijf10.org/it/post/11758/</link> <comments>http://www.ijf10.org/it/post/11758/#comments</comments> <pubDate>Fri, 30 Apr 2010 11:13:50 +0000</pubDate> <dc:creator>Daniela Albertacci</dc:creator> <category><![CDATA[Press news]]></category><guid
isPermaLink="false">http://www.ijf10.org/?p=11758</guid> <description><![CDATA[Si è svolto, domenica 25 aprile, presso la sala dell’Hotel Brufani, l’incontro dal titolo “Come i media coprono gli eventi&#8230;]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p
style="text-align: justify;">Si è svolto, domenica 25 aprile, presso la sala dell’Hotel Brufani, l’incontro dal titolo “Come i media coprono gli eventi traumatici”. <strong>Milorad Ivanovic</strong>, vice direttore Blic, <strong>Ruhi Hamid</strong>, BBC, <strong>Giuseppe Caporale</strong>, <em>La  Repubblica</em>, i relatori presenti al dibattito, a seguire le conclusioni di <strong>Valeria Gentile</strong>, <strong>Alessandro Di Maio</strong> e <strong>Ali Al-Sumayin</strong>, autori della mostra “Storie d’Oro e di Fango. Aprile 2009 – Reportage dalle Tendopoli Aquilane”.  La giornalista Ruhi Hamid ha presentato alcuni dei suoi reportage realizzati in zone difficili del pianeta, primo tra tutti uno relativo al disastro dello Tsunami. “ Non so come ci si prepari per una zona come quella dello Tsunami – esordisce la giornalista della BBC – tutti volevano essere in quel posto durante i giorni della tragedia. Io volevo sapere cosa accadesse alla gente allora sono rimasta a casa  e ho deciso di aspettare, sono partita dopo quattro settimane. Certo, mi aspettavo devastazione, non mi aspettavo il trauma della gente”. Viene proiettato un video su Lumpur, nel mezzo della devastazione una moschea bianca è rimasta in piedi. “La moschea è in piedi perché ci è stata data una opportunità” – commentano gli ultimi abitanti rimasti e poi ancora – “Lo Tsunami è  stata una punizione di Allah” – gridano altri. È molto significativo un tratto del reportage realizzato con i bambini. “Un giorno ho fatto in modo che giocassero con me, Andry, un bambino apparentemente triste, era il mio giornalista ed intervistava gli altri, seduti in terra su dei cuscini. Sono diventati giornalisti di loro stessi. Hanno raccontato la loro esperienza, di come hanno perso la famiglia durante l’alluvione. È stato scioccante per me, gli indonesiani imparano a trattare il dolore in modo interno” conclude Ruhi Hamid, ricordando anche le giovani vedove che dopo quaranta giorni di lutto sono pronte e a sorridere ma palesano un dolore nascosto.  “Come ti avvicini alle vittime?” chiede Milorad Ivanovic, moderatore dell’incontro, “ Procedo lentamente” – afferma lei – “so che quei personaggi hanno una storia da raccontare e so che lo faranno solo quando si fideranno. A volte si deve condividere il lutto dei protagonisti senza abusare delle loro emozioni”. Dallo Tsunami all’uragano Katrina, dallo shock delle persone ad uno shock culturale. La giornalista della BBC ha, inoltre, presentato il reportage realizzato nella giungla di Laos, dove alcuni abitanti erano stati abbandonati a loro stessi da decenni. Non appena hanno visto la piccola troupe hanno iniziato a piangere. “Ho continuato a filmare, poi ho cominciato a piangere, sono rimasta coinvolta, in qualità di giornalista non puoi rimanere indifferente. Pensavano fossimo americani, volevano che raccontassimo la loro storia a tutto il mondo sperando che qualcuno andasse a salvarli” conclude Ruhi Hamid. Giuseppe Caporale, giornalista di La  Repubblica, ha presentato, invece, un reportage su una storia tutta italiana: il terremoto a L’Aquila dell’aprile 2009. Caporale è stato il primo giornalista italiano ad arrivare sul posto “Ho messo in discussione il mio lavoro, non percepivo l’utilità della mia presenza in quel contesto” – ha esordito, poi ha continuato –  “se un senso ha questa professione è quello di cercare di capire perché questo terremoto ha causato tante vittime e tanto dolore dopo le quattrocento scosse precedenti”- conclude. È stato proiettato il suo documentario dal titolo “L’Aquila non è Kabul”, con prefazione di Carlo Bonini. Il documentario ha presentato il disagio, il dolore di quei momenti ma ha cercato, soprattutto, di capire quali fossero la cause, di chi fosse la colpa. Si sono scoperte cose drammatiche: l’ospedale non aveva agibilità, la casa dello studente era priva di pilastro, si è costruito dove non si poteva costruire. Un documentario che indaga sulla colpe, in prevalenza della Regione Abruzzo. Il giornalista di La Repubblica afferma “A L’Aquila ci sono stati due terremoti: quello della terra e quello della corruzione, due storie intrecciate tra loro, due volti della stessa medaglia”. Milorad Ivanovic chiede “I media italiani come hanno trattato l’evento?”, “I media italiani hanno fatto sciacallaggio – riprende Giuseppe Caporale – hanno cercato di portare a casa il dolore della gente. Occorre avere rispetto delle persone: il modo migliore per ricordarle è rendergli giustizia!” – conclude. È stata poi la volta degli autori della mostra “Storie d’Oro e di Fango. Aprile 2009 – Reportage dalle Tendopoli Aquilane” anche volontari al Festival Internazionale di Giornalismo. Valeria Gentile, ha realizzato un reportage letterario. Si è recata a L’Aquila un mese dopo, ha trascorso una settimana in tendopoli “Volevo raccontare come gli aquilani hanno affrontato la situazione, in un primo momento hanno cercato di allontanarsi, poi dopo un mese per loro c’è stato un rendersi conto della situazione. Il mio approccio è stato molto delicato, alcuni giornalisti hanno esagerato. In quel momento c’era una totale assenza di aiuti psicologici”. Diverso è stato l’approccio di Alessandro Di Maio. Lui sul posto si è recato subito “Non sapevo cosa avrei trovato. Ho portato un po’ di cose da mangiare, vedere quelle persone attendere un responso mi faceva pensare di dover raccontare. Mentre ero in giro per la città, ho visto un orsacchiotto in terra, l’ho visto, mi ha colpito, l’ho fotografato. Qualche sera più tardi durante la puntata di Porta a Porta, ho visto il giornalista Vespa prendere da terra quell’orsacchiotto: mi sono sentito stuprato!” – poi continua “ I media italiani hanno trattato in modo veramente scellerato il terremoto a L’Aquila e l’alluvione di Messina”. Un’altra esperienza è stata quella di Ali Al-Sumayin “Mi sono trovato a L’Aquila per caso, ero diretto in Toscana. Non parlo italiano e questo in alcune situazioni mi ha favorito perché quando i poliziotti mi dicevano di fermarmi io non capendo, me li lasciavo alle spalle e continuavo ad andare in giro. Sono arrivato dove i media si fermavano. Ho cercato di fissare immagini per fissare la mia memoria”. Documentari che commuovono, storie che suscitano rabbia, perché il senso della professione non può fermarsi allo scoop, alla storia ma deve andare oltre, oltre il velo di Maya.</p><p
style="text-align: justify;">Anna Grazia Concilio</p><p
style="text-align: justify;"><a
href="http://www.ijf10.org/wp-content/uploads/2010/04/Come-i-media-coprono-gli-eventi-traumatici.pdf">Scarica il PDF</a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ijf10.org/it/post/11758/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Enrico Mentana</title><link>http://www.ijf10.org/it/post/11753/</link> <comments>http://www.ijf10.org/it/post/11753/#comments</comments> <pubDate>Fri, 30 Apr 2010 09:56:24 +0000</pubDate> <dc:creator>Daniela Albertacci</dc:creator> <category><![CDATA[Press news]]></category><guid
isPermaLink="false">http://www.ijf10.org/?p=11753</guid> <description><![CDATA[<strong> </strong> La sua “passionaccia” per il giornalismo, il mestiere che è cambiato nel corso del tempo, la faziosità dei&#8230;]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p><p
style="text-align: justify;">La sua “passionaccia” per il giornalismo, il mestiere che è cambiato nel corso del tempo, la faziosità dei giornalisti e quella dei lettori. Questi i principali temi sui quali <strong>Enrico Mentana</strong>, intervistato da <strong>Angelo Mellone</strong>, si è confrontato con il pubblico presente al Teatro Pavone.</p><p
style="text-align: justify;">“ Spero che la grande maggioranza del pubblico presente voglia fare un altro mestiere”, ha detto scherzando Mentana in apertura. Al di la dei sorrisi strappati al pubblico, Mentana racconta di una realtà, quella del mondo giornalistico, profondamente mutata, di un giornalismo che non tornerà più, sottolineando la difficoltà per i giovani di “sfondare” in questo settore. “ Un tempo il giornalismo- ha detto Mentana- dava la possibilità di raccontare a chi non conosceva. Oggi chi compra il giornale conosce già le notizie e vuole solo conferma della propria faziosità, della propria partigianeria. Non c’è niente di male ad amare la destra o la sinistra, il problema è quando lo fanno i giornalisti mettendo il cuore oltre l’ostacolo”.</p><p
style="text-align: justify;">Insieme a Mellone, Mentana ha riflettuto su come la polarizzazione politica abbia accentuato questa faziosità e della difficoltà di fare carriera se non si è apertamente politicamente orientati. “Se un giornalista si limita a fare il proprio mestiere – ha continuato Mentana- non farà mai carriera. Oggi c’è libertà d’informazione purché sia faziosa e la cosa grave è che i telegiornali della nuova generazione non sono più imparziali. La Rai è ufficialmente in mano ai partiti e sia il centrodestra che il centrosinistra hanno avuto modo di governare ma nessuno ha avuto voglia di cambiare le cose perché in fondo fa comodo a tutti”. Se sul futuro della professione Mentana non riesce a sbilanciarsi, di una cosa è certo: “ I giornalisti non influenzano mai, non spostano gli equilibri e gli orientamenti maturati in noi stessi. Quando finisce un talk show ognuno di noi continuerà a sostenere le proprie opinioni, la propria “squadra”, per questo averli bloccati non ha avuto alcun senso”. E su un’altra cosa Mentana avverte i giovani: “ Le facoltà di giornalismo, così come sono ora, sono solo fabbriche di illusioni”.</p><p>Erica Cecili</p><p><a
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isPermaLink="false">http://www.ijf10.org/?p=11749</guid> <description><![CDATA[<strong>Marc Lazar</strong> – professore di storia, Insitut d’études politiques<strong> Dennis Redmont</strong> – giornalista<strong> Andrea Romano</strong> – <em>Il Sole 24 Ore</em><strong></strong>&#8230;]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Marc Lazar</strong> – professore di storia, Insitut d’études politiques<strong><br
/> Dennis Redmont</strong> – giornalista<strong><br
/> Andrea Romano</strong> – <em>Il Sole 24 Ore</em><strong><br
/> David Thorne</strong> – ambasciatore americano in Italia<strong><br
/> Sergio Vento</strong> – ex ambasciatore italiano in America 2003-2006</p><p>E’ davvero una “luna di miele”, come è stato definito qualche tempo fa dai media, il rapporto tra Usa ed Europa subito dopo l’ingresso alla Casa Bianca di Barack Obama? L’incontro moderato da Dennis Redmont ha avuto oggi come punto di partenza proprio questa domanda, con una successione di risposte diverse tra loro proprio alla luce delle differenti esperienze e punti di vista degli speakers.</p><p>David Thorne si è soffermato innanzitutto ad evidenziare le differenze tra la campagna elettorale di Kerry e l’ultima campagna di Obama: la prima sicuramente non aveva la cognizione dei nuovi media come la seconda, nella quale è stato impiegato uno staff di 130 persone solamente per gestire il materiale ed i contatti su internet: un cambiamento, secondo Thorne, essenziale anche per gli stessi Usa.</p><p>“L’Europa ama Obama”, ha quindi affermato l’ambasciatore, insistendo sul supporto e la fiducia che gli Stati Uniti hanno dato e continuano tuttora a dare all’Europa, considerata sempre al centro dell’attenzione da parte degli americani, specialmente per determinati aspetti (la crisi finanziaria, la lotta al terrorismo, la gestione del traffico aereo) considerati da Thorne ancora vulnerabili.</p><p>Il punto di forza di Obama, secondo Marc Lazar, è quello di “pensare come un europeo”, su determinati temi come ad esempio il multilateralismo e le regole del diritto internazionale; d’altra parte però, secondo il professor Lazar, i fondamenti dell’Europa unita sono oggi messi in discussione. Nella situazione attuale infatti la critica contro l’Europa messa in atto dagli stessi europei sono messi in discussione: tanto l’Europa quanto gli Usa si trovano così in difficoltà.</p><p>Gli Stati Uniti, sottolinea il professore, si sentono in dovere di intervenire, ma è necessario non dimenticare mai le “concrete realtà geopolitiche”, quindi il diverso modo di vedere il mondo da parte di queste due opposte prospettive dei due Paesi.</p><p>Dunque esiste davvero l’Europa? E’ questa la domanda che secondo Lazar bisogna porsi adesso, cercando eventualmente di superare gli ostacoli connessi alla realizzazione europea, per far in modo di non doverci sentire un giorno come “parte di una bella provincia in un mondo globalizzato”.</p><p>E sempre sul tema delle singole realtà geopolitiche si sofferma Sergio Vento il ritorno di un ripiegamento oggettivo della globalizzazione. Il recupero geopolitico altro non è che un recupero dei rapporti economici preferenziali, esistenti già nel passato. In rapporto con gli Usa, Vento sottolinea come la fine dell’eurocentrismo sia stato vissuto in maniera sofferta, guardando all’affermazione degli Stati Uniti con diverse riserve mentali. Da qui nascerebbe il grosso equivoco dei “valori ed interessi condivisi”: secondo Vento, infatti, non si può generalizzare su questo tema, ma anzi va certamente tenuta in considerazione la diversità di vedute tra i due continenti su svariati aspetti.</p><p>L’anello debole dell’immaginaria catena che collega Usa ed Europa risiede, a parere dell’ex ambasciatore, nel livello di conoscenza ancora molto basso rispettivamente dell’una e dell’altra realtà, nonché delle forze profonde che premono sulle corrispondenti amministrazioni.</p><p>Andrea Romano ha invece proposto un efficace paragone per comprendere la realtà europea, ponendo a confronto quest’ultima con le comunità Hamish: entrambe avrebbero in comune l’orgoglio di essere isolate, e la ricerca di attenzione dall’esterno.</p><p>Il punto debole dell’Europa secondo il giornalista del Sole 24 Ore starebbe proprio in questa “altezzosità” verso il mondo circostante, che inoltre è considerata più forte in Italia che altrove. Bisognerebbe, insomma, essere un po’ meno “romantici”ed un po’ più concreti, e tentare di superare quei limiti che spesso emergono proprio nel momento in cui si tenta di fare passi avanti nel processo di europeizzazione, opinione condivisa da tutti i relatori dell’incontro.</p><p>Elisa Gerardis</p><p><a
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isPermaLink="false">http://www.ijf10.org/?p=11743</guid> <description><![CDATA[“Giornalismo e politica” . Questo è stato l’argomento di uno degli ultimi interventi  in sala Notari dell’ultima giornata della quarta&#8230;]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p
style="text-align: justify;">“Giornalismo e politica” . Questo è stato l’argomento di uno degli ultimi interventi  in sala Notari dell’ultima giornata della quarta edizione del festival internazionale di giornalismo di Perugia. Per l’occasione, <strong>Aldo Cazzullo</strong> del <em>Corriere della Sera</em> e  <strong>Giuseppe Cruciani</strong> di Radio 24, con la moderazione di <strong>Angelo Mellone</strong>, <em>Il Tempo</em> hanno dibattuto sulla relazione che intercorre tra la politica e giornalismo.  Diverse le opinioni che sono emerse dall’incontro, la maggior parte della quali scaturite proprio dalla natura particolare ed unica del panorama informativo italiano, totalmente diverso da quello estero.  &lt;Il giornalismo italiano – dichiara Cazzullo – è sempre andato di pari passo con la politica. I giornalisti di una volta molte volte erano anch’essi militanti. Essere giornalista era una sorta di ‘estensione dell’essere giornalista&gt;. Non è solo la ‘militanza’ a marcare la differenza  secondo Cazzullo. La differenza dipende anche dall’importanza che viene attribuita alla stampa nei diversi stati europei. &lt;  In Italia – ricorda il giornalista del corriere – la stampa ha un ruolo molto più importante che in altri paesi come la Spagna o l’Inghilterra, che seppur hanno una stampa riconosciuta, non hanno lo stesso peso che come qui da noi&gt;. Dello stesso parere si è espresso anche Giuseppe Cruciani Radio 24 conduttore  de la Zanzara. &lt;E’ vero  – afferma Cruciani  &#8211; in Italia la politica ancora non si è accorta della potenza della radio.  Tutti i politici nel nostro paese non si rendono conto che molte volte la radio arriva molto più vicino alla gente  rispetto ai quotidiani. All’estero funziona diversamente. Un esempio su tutti è stato il caso della Spagna al momento delle elezioni di Zapatero. Una volta eletto, la prima intervista rilasciata non è stata a “El Pais” ma ad una radio&gt;.</p><p>Viviana Attard</p><p><a
href="http://www.ijf10.org/wp-content/uploads/2010/04/Giornalismo-e-politica-Sala-Notari-25.04.pdf">Scarica il PDF</a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.ijf10.org/it/post/11743/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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